
Motor Valley in tre giorni: un itinerario, non un pellegrinaggio
Quattro marchi, quaranta chilometri, tre giorni. Ferrari, Lamborghini, Pagani, Dallara e Ducati sono nate sulla stessa striscia di nebbia e campi: o è una coincidenza, o è la concentrazione di ossessione industriale più densa d'Europa. Non è una coincidenza.
- Base
- Modena, nessun cambio di albergo. Ogni meta sta entro un'ora
- Da prenotare
- Le visite a Lamborghini e Pagani si esauriscono settimane prima. Prenota quelle, poi pianifica il resto
- Biglietti
- Combinato Museo Enzo Ferrari + Maranello, valido 48 ore, con navetta fra i due
- Auto
- Serve per il secondo e il terzo giorno. A Maranello arriva il bus SETA 800; a Sant'Agata e San Cesario no
Museo Casa Enzo Ferrari, Modena — foto di Alien life form, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
C'è una striscia di pianura padana, larga una quarantina di chilometri, piatta e nebbiosa e agricola, che ha prodotto Ferrari, Maserati, Lamborghini, Pagani, Dallara e Ducati. Gli economisti hanno una parola — distretto — e spiega la filiera, i torni e gli specialisti di cambi, ma non spiega perché un costruttore di trattori abbia deciso di fare una GT migliore di quella di Enzo Ferrari partendo, in sostanza, da un disaccordo su una frizione.
Tre giorni, base a Modena, nessun cambio di albergo. Prenota tutto prima di partire: le visite agli stabilimenti si esauriscono con settimane di anticipo, e presentarsi fiduciosi è il modo in cui si finisce a fotografare un cancello.
Giorno uno — prima l'uomo, poi le macchine
Si parte dal Museo Enzo Ferrari, in Via Paolo Ferrari 85, dodici minuti a piedi dall'appartamento. Due edifici: la casa dove Enzo è nato nel 1898, con l'officina del padre Alfredo, e un guscio giallo di alluminio — disegno di Jan Kaplícký — che sembra un cofano appoggiato su un'officina. Falli in quest'ordine. La casa è piccola e spoglia e rende leggibile tutto il resto della valle: ciò che viene dopo è una conseguenza.
Pomeriggio: Maranello, poco più di venti minuti a sud. C'è un biglietto combinato con Modena, valido 48 ore, e una navetta fra i due: è il modo civile di farlo. Qui ci sono la collezione, i trofei, i simulatori, il rumore.
Sera: ritorno a Modena, dove la scelta per cena è ampia e il centro si gira a piedi.
Giorno due — Sant'Agata, e il rancore
Lamborghini, Sant'Agata Bolognese, una quarantina di minuti. Museo e, se l'hai prenotata, la linea di produzione. La linea è il punto: fibra di carbonio laminata a mano, un V12 assemblato da una sola persona che poi lo firma, e un ritmo che sembra lento finché non capisci che su quel pavimento niente ha il permesso di essere sbagliato.
Ferruccio Lamborghini faceva trattori dal 1948 e comprò una Ferrari 250 GT nel 1958. Che fosse scontento della frizione e dell'assistenza è documentato. Il resto — il diverbio con Enzo, il "torni ai trattori" — lo raccontò lui stesso in un'intervista del 1991, trent'anni dopo i fatti, e nessuno l'ha mai confermato in modo indipendente. Fa parte del mito della Motor Valley più che della sua storia.
Il che non lo rende meno utile: quasi tutte le storie di fondazione aziendali sono ricostruite a posteriori da qualche società di consulenza e poi confezionate in case study croccanti, questa almeno se l'è scritta il fondatore.
Se hai voglia di farti un giro, Ducati a Borgo Panigale è sulla strada verso Bologna.
Giorno tre — Pagani, e poi basta
Pagani, San Cesario sul Panaro, venti minuti. Horacio Pagani è arrivato dall'Argentina con pochissimo ed è entrato in Lamborghini nel 1982, diventandone capo ingegnere. Chiese all'azienda di comprare un'autoclave per la fibra di carbonio; gli risposero che nemmeno la Ferrari ne aveva una. Se la comprò da solo, indebitandosi, nel 1987, e uscì nel 1991 per mettersi in proprio.
Quattro anni fra il rifiuto e la porta: non è uno sbattere di porte, è un uomo che ha fatto i conti e poi ha firmato.
L'atelier fa una manciata di auto all'anno. È il posto più silenzioso della valle e il più intenso, ed è quello giusto con cui chiudere, perché dopo Pagani gli altri sembrano industriali.
Tieni libero il pomeriggio. Tre giorni di musei sono tanti, e il centro di Modena è a tredici minuti dall'appartamento, con un mercato, una cattedrale del 1099 e un tavolo che aspetta.
Quasi tutte le storie di fondazione aziendali sono ricostruite a posteriori da una società di consulenza. Questa almeno se l'è scritta il fondatore.
La parte pratica
- Prima prenota, poi pianifica. Le visite a Lamborghini e Pagani sono il vincolo; tutto il resto si dispone attorno a quelle.
- L'auto rende molto più semplici il secondo e il terzo giorno. A Maranello arriva l'autobus; a Sant'Agata e San Cesario, molto meno.
- Primavera e autunno sono le finestre buone: meno gente, e la nebbia d'inverno qui non è una figura retorica.
- Tieni Modena come base. Ogni meta sta entro un'ora, e le serate a piedi in centro sono il motivo per stare qui invece che in un business hotel accanto a uno stabilimento.
Orari, disponibilità delle visite e biglietti combinati cambiano con la stagione. Controlla il sito di ogni museo prima di prenotare il resto.
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